Chiamiamola coppa Falcao, il colombiano match winner in Europa League come il 18 maggio scorso

Falcao con l'Europa League in manoA Bucarest gioisce l’Atletico Madrid nel derby tutto spagnolo, in una bellissima e coinvolgente finale di Europa league, disputata contro l’Athletic Bilbao. I colchoneros madrileni di Diego Pablo Simeone domano i leoni baschi con un netto 3 a 0 e festeggiano la conquista del trofeo europeo.
A dir la verità la festa è iniziata prima della gara, inaugurata dalle musiche sognanti della cerimonia che ne annunciavano la magia. Poi, a partita iniziata, Radamel Falcao ha deciso, con il dono della sua classe, di mettere subito la strada in discesa per i suoi. Al 7′ infatti il colombiano, dopo aver ricevuto sulla destra, nei pressi dell’area, battezza la palla di destro, finta di sinistro e invia una carezza potente ma morbida che buca la porta basca di Iraizoz: perla di rara bellezza, da far vedere come la copertina della prossima edizione dell’Europa League.
L’Atletico si vede tutto nello sguardo volitivo del suo satanasso numero 9, mentre l’Athletic sembra non essere nemmeno entrato in campo. Passa poco e la dose madrilena di energie e speranze s’impadronisce ulteriormente di metà coppa; azione sulla sinistra di Filipe Luis, cross, in mezzo. A centro area, rapace come un falco c’è ancora il bomber colombiano che con un gioco di gambe nello stretto si porta la palla dal destro al sinistro in un fazzoletto e, giù il 2 a 0.
Se il primo ricordava un gol alla Del Piero, questa rete ci riporta alla mente le giocate divine di un certo Marco Van Basten. Sigillo impietoso, bellissimo, pesantissimo per i ragazzi di Bielsa apparsi, in questa circostanza, molto sprovveduti nella fase difensiva.
Llorente, lo sfidante, non si vede quasi mai e perde di gran lunga il confronto con il rivale madrileno. El loco Bielsa durante l’intervallo avrà strigliato i suoi perchè l’Athletic che scende in campo nella ripresa ha idee più chiare ma che finiscono per sbattere contro il muro costruito da Miranda, il bravo portiere belga Courtois e gli altri componenti della retroguarda dell’Atletico.
Non si passa. Passa invece ancora la squadra di Simeone con Diego che si beve mezza difesa avversaria e trova un sinistro che va preciso all’angolino. A Bucarest c’è solo una formazione, ed è l’Atletico Madrid. Simeone ha stravinto con il maestro Bielsa: i ragazzi del cholo sono apparsi più sereni e distesi, più innamorati dell’idea di vincere la seconda coppa Uefa in tre anni, che l’hanno poi tradotta in realtà.
Anche il Siviglia vinse due coppe, addirittura consecutive, nel 2006 e nel 2007 ma, non è rimasto nulla di quella squadra. Questo Atletico invece, ha tutte le carte in regola per confermare un posto di rilievo nel calcio internazionale. Dopo la coppa vinta da giocatore con l’Inter, ecco per il cholo anche quella su una panchina, dimostrandosi come allenatore preparato e convinto del suo contributo.
Falcao poi, non si è però fermato solo alla doppietta ma, appena terminato l’incontro, con l’euforia per il successo che ne infuocava il volto, è andato subito ad abbracciare proprio Simeone che era rimasto, commosso, spalle al campo: un abbraccio sincero, quasi a voler dire: “Hai visto mister che ce l’abbiamo fatta?” Poi Radamel ha portato la sua carica ed il suo abbraccio alla compagna seduta in tribuna.
Dopo il colpo di testa con il Porto al Braga nella finale irlandese dello scorso anno, ti sei concesso il bis ieri nella Spagna trapiantata a Bucarest. Da piccolo facevi baseball. Menomale che non hai continuato. Paganini non ripete, Falcao, in Europa League, si. Ventinove gol in due anni di battaglie europee, sono una consacrazione magica, proprio come quelle musiche sognanti del prologo rumeno. (Luca Savarese)

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