Carlo ha abdicato

Opaco Chelsea, ruspante e vincente Manchester in Champions League. Più che tessere le lodi della squadra guidata da Ferguson, davanti alla quale ci inchiniamo per vederla per la quattordicesima volta nella storia della massima competizione europea in semifinale, siamo di fronte ad una palese resa della squadra londinese.
Si, i giocatori di Carlo Ancelotti più che blues sono apparsi grigi, scialbi, senza idee e soprattutto in avvio, come se lo zero a zero gli andasse, al limite, bene. Non si spiega nè capisce l’esclusione iniziale di un uomo-squadra come l’ivoriano Didier Drogba, relegato in panchina.
Non ha senso caro Carletto avere un gioiello e non indossarlo nel giorno più importante. Se all’andata i ragazzi di Stamford Bridge sono stati derubati sul campo, per un rigore sacrosanto non concesso a Ramires, nella gara di ritorno hanno dato l’impressione di non voler neanche cercare il ladro, di non combattere. Quando poi nella ripresa Ancelotti si è accorto di avere in panca il tesoro di Drogba, lo ha gettato nella mischia ed ha però tolto Torres, un altro da molti carati, non dandogli di fatto il tempo per sbloccarsi dalla sua astinenza-gol di dieci partite.
Forse con in campo insieme, Drogba e Torres, in semifinale non sarebbe andato lo United. Non è che un gioiello esclude un diamante. In partite così decisive bisogna indossare tutto ciò che si ha (Drogba e Torres poi, mica Ardemagni e Meggiorini, con tutto il rispetto per le giovani punte di Padova e Bologna). Perchè non proporli sin da subito, senza neanche pensarci? Lo scorso anno Mourinho ha vinto la Coppa con le orecchie con i piedi di molte punte che usava senza rinunciare e, calcolando mai. Chi rinuncia nella Champions è perduto. Chi osa va avanti. Verdetto amaro ma davanti al quale non si può scampare. Carlo ora, apparso decisamente stanco, può pensare a tornare a Roma tranquillo (Luca Savarese).

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