Barcellona campione d’Europa. Messi incanta nel tempio di Wembley

Infinitamente campeones. Il Barcellona alza nel cielo di Londra la più prestigiosa Coppa d’Europa. Per la quarta volta nella storia blaugrana, il Barça fa sua la Champions league, superando Inter e Manchester United a quota tre. Esattamente come due anni fa, ripetendo lo stesso copione, a farne le spese è stato ancora lo United di Ferguson, sconfitto per 3 a 1, in virtù delle reti di Pedro, Messi e Villa per i catalani, Rooney per i Red Devils.
I Red Devils abbassano il capo alla squadra più forte del mondo, unica nel poter vantare tali e tanti fenomeni del calcio. Messi è inarrivabile, veloce e preciso, pungente e faro di questa perfetta macchina da calcio. Segna nella finale, ma soltanto dopo Pedro e Rooney, sblocca il risultato da un 1-1 che parlava soltanto una lingua: quella catalana.
Il dominio blaugrana è stato assiduo, in grado di oscurare le qualità che nelle fila dello United sono solitamente protagoniste: Giggs è stato abbastanza lontano dalle sue migliori prestazioni, capitan Vidic si è macchiato di qualche imprecisione difensiva, mentre il Chicharito Hernandez non ha fatto del suo meglio per essere ricordato nella storia della massima corte europea.
Rooney è un campione, vero e indiscusso; il suo goal non è stato però sufficiente per la rivincita di quella finale persa a Roma.
E così ieri sera in uno stadio storico come quello di Wembley, dove più di una settimana fa aveva trionfato nella finale di FA Cup l’altra metà di Manchester, quella di Roberto Mancini e del City, lo United non ha ricevuto la gloria che un club come questo si meriterebbe.
La lezione numero uno di questa finale di Champions è che a vincere sono i più forti. Banale, ma concreto, assoluto. Sono i migliori a trionfare, quelli che sono cresciuti nella cantera e sbocciati in prima squadra, Pedro, Messi, Iniesta, Xavi, ma non solo, perché ci sono giocatori come Afellay, Busquet e Dani Alves che approdati a Barcellona hanno dato un ulteriore tocco di magia ad una squadra unica, guidata da un condottiero giovane e fiero.
Guardiola era già entrato nel mito dei migliori allenatori di sempre e la vittoria di ieri a Londra non fa altro che puntare i riflettori su di lui, perché è vero che in campo ci sono elementi come Messi, Villa, Pedro, Piquet, Xavi, bisognerebbe nominarli tutti, ma è altrettanto vero che la regia e la perfetta conduzione della squadra siano merito di Pep, che vanta nel suo palmares come tecnico 10 vittorie in soli tre anni.
Un uomo che ha fatto della sua vita il calcio, prima come giocatore, vincente e amato da tutta Barcellona, oggi come allenatore, altrettanto amato dalla tifoseria e da tutti i suoi giocatori, che non si esimono mai dal definirlo “il miglior allenatore del mondo”.
La lezione numero due che arriva dal Barça è scritta in un nome: Abidal. Operato per un cancro al fegato soltanto 50 giorni fa, nella serata londinese ha giocato tutti i 90’, come se non fosse mai successo nulla. Non è un miracolo, ma la forza di volontà che premia sempre chi sa lottare per uno scopo nobile, come quello di vivere, aldilà delle vittorie sul campo verde di calcio. Il Barcellona potrà stare antipatico per la sua quasi monotona capacità di vincere, ma non gli si può negare un’indiscussa dote di premiare ogni cuore che batte per il club, nuovamente e meritatamente sul tetto d’Europa. (Paola Prina)

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