Barcellionel

Questo Barça è più che mai Lionel Messi, capace di mettere a tacere tutte le parole col silenzio stupito di due goals tanto belli quanto veri, non c’è nessun joystick che schiaccia il quadrato ma un giocatore che decide il risultato e porta il fuoco rovente delle polemiche del clasico nella bellezza accecante di una doppietta scaccia parole, polemiche ed ombre. E’ lui a gelare il Bernabeu e ad affossare il Real nella semifinale di andata della Champions League.
Si metta il cuor in pace il retore Mourinho e non sprechi fiato con una catena infinita di perchè le cose sono andate così, non centra niente il rosso diretto al rude Pepe, con un Messi così profondamente giocatore libero e sommo demiurgo di calcio, anche in dodici avrebbe ceduto alla lunga il Real.
La presunzione di Mou, prima durante e dopo è costata cara allo special che per una notte si è auto concesso al titolo di normal ma molto normal, di quella normalità becera di chi dice e pensa che a sbagliare siano sempre e comunque gli altri. No, carissimo Josè, nella notte del Bernabeu, gli altri, cioè il Barcellona non ha sbagliato proprio nulla, né si può crocifiggere il fischietto Stark perchè ha espulso Pepe, quando non ha sbattuto fuori Adebayor per un fallo forse più inquietante. Hanno sbagliato i tuoi, assenti dalla partita, lontani dalla porta e sempre fuori dal crederci abbastanza.
Di Cristiano Ronaldo ricordiamo un tiro mediocre, Kakà non ha neanche varcato il terreno ed Ozil sembrava un turista arrivato per caso in Castiglia. La guerra delle parole più che portare eroici furori tra i suoi li ha anzitempo depotenziati oltre chè innervosirli ed indurirli. La rilassatezza e la serenità di un gioco che ama creare e che non pensa a distruggere, le abbiamo lette e sentite negli sguardi e nelle gambe dei Guardiola boys.
Afellay che entra al posto di Pedro e sembra una scheggia imprendibile, sfornando anche l’assist per il primo gol della pulce, è opera del lucido Pep, rimasto in piedi nel wrestling delle parole e nella tensionissima del primo round di semifinale. Pep non ha perso il controllo e i suoi hanno avuto pazienza, a Mou invece, è passato tutto davanti troppo in fretta, non ha nemmeno provato a continuare a navigare anche in tempesta ma ha iniziato a prendersela con il mondo intero, finendo in una gabbia dietro la panchina, stile Vallanzasca.
“La bellezza salverà il mondo”, affermava Dostoevskij, la bellezza di un calcio incantato e pulito ha salvato la corrida di Real-Barça. I blaugrana più calmi e rinfrancati dalle danze prolifiche della pulce , preparano voli speciali per Londra (Luca Savarese).

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