Bar Ritiri: Sinisa si tinge di viola

Firenze è sempre stata città di grande personalità e abitata da personaggi forti.
Popolo che partecipa ed osserva il calcio come qualsiasi avvenimento, con onore sanguigno, con spada e fioretto ben affilate. Dante aveva battezzato Firenze nell’inferno la Città partita, cioè divisa in più parti. Prima guelfi e ghibellini, poi guelfi neri e guelfi bianchi. Prima Cecchi Gori poi Della Valle, prima Prandelli ora Mihajlovic: è proprio questo il punto, da quelle parti si affezionano così tanto a qualcuno che quando arriva qualcun altro più che gli onori di casa, riceve spesso paragoni di scuderia e confronti con l’operato dei predecessori.
Quando Baggio lasciò l’Arno per passare a scrivere calcio in riva al Po, con la maglia bianconera, scoppiò una rivoluzione che ancora oggi, nonostante siano poi arrivati gente come Batistuta, Toni e Mutu, scotta ancora. In questi giorni un passaggio importante si sta verificando sulla panchina: da Prandelli, divenuto a Firenze allenatore europeo a Mihajlovic, divenuto a Catania allenatore emergente.
Sia ben chiaro il confronto non è sull’umanità: anima di Cesare e apertura di ogni dialogo per Sinisa, il fatto è che negli ultimi anni la viola la abbiamo sempre associata al suo auriga bresciano e dobbiamo farci un pochino l’occhio per vederla allenata da un altro.
Non un altro qualsiasi: Sinisa Mihajlovic, quel ragazzo che cresceva e studiava da calciatore con staffilate siderali che rompevano le saracinesche dei box di famiglia e gli permettevano di riscuotere il primo ingaggio: le urla di papà. Macchina da gol su punizione, difensore poco edulcorato in campo, uomo ponderato fuori, jugoslavo di nascita ma italiano di spirito. Il suo Catania, lo scorso campionato, per alcuni periodi, ha ballato calcio: allo stadio Massimino per secoli si ricorderanno del 12 marzo 2010, giorno di Catania- Inter 3 a 1.
Quello che non riuscirono poi a fare Barcellona e Bayern, fu un gioco da ragazzi per i ragazzi di Sinisa. Da Catania a Firenze. Dalla Sicilia alla Toscana, come la dotta poesia italiana, nata in Sicilia e portata a compimento in Toscana. Il poeta Jacopo da Lentini scriveva Meravigliosamente. Sinisa spera che il suo mandato a Firenze sia meraviglioso.
Le sue squadre propongono ritmo e ritmano proposte di gioco interessanti. Il nuovo dictat inizia a Firenze dalla bellezza di un centrocampo completo: D’Agostino e Montolivo ne saranno la testa e i piedi. Coccolandosi Gilardino e sperando nel ritorno di Adrian Mutu, finito troppo presto da fenomeno a fallito, a Firenze possono star tranquilli. Dal ” Prando adottami ” a “ Sinisa sorprendimi “: il passo non è facile ma non c’è in gioco una perdita ma la continuazione di una rotta. Uscimmo a riveder le stelle canta Dante alla fine della prima cantica. Sta iniziando la Fiorentina di Mihajlovic; a Firenze vogliono riprendere quota Champions. Sinisa prepara il suo firmamento viola.

Facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail

Speak Your Mind

*