Bar Mondiale: Re Carles Puyol

Gli abitanti di Las Pobla de Segur saranno contenti. Qui è nato infatti, trentadue anni fa, Carles Puyol, lo spagnolo che ha permesso alla Spagna di andare, per la prima volta nella sua storia, in una finale mondiale.
Chissà che gioia indescrivibile avranno provato quando, su angolo di Xavi, il loro concittadino è saltato più in alto di qualsiasi paura di non farcela e, nel cielo di Durban e metaforicamente nel cielo di tutto il Sudafrica, ha mandato di testa in gol quel pallone e, tutta la Spagna, in orbita.
Quando ci aspettavamo un’altra zampata del Guaje David Villa o pensavamo che la pratica tedesca la risolvesse, come un deus ex machina, il redivivo Torres, è spuntato lui, Carles Puyol, uno abituato piuttosto a spuntare le punte, a disinnescare i marcatori, a fare dei centravanti gustosi spuntini.
Questa Spagna è tanto bella dalla cintola in su ma com’è splendidamente trincerata e granitica dietro dove, all’anima ed ai muscoli di Puyol, si uniscono la mente e le geometrie di Piquet, per non parlare di Capdevila e Sergio Ramos, alfa e omega di innumerevoli scorribande, frangiflutti e iniziatori di nuovi corsi d’acqua.
E’ come se l’elegante ed ora anche vincente nazionale iberica custodisse nella difesa il suo primo e pregiato reparto d’attacco. Il vecchio adagio di oratoriana memoria primo non prenderle è stato preso alla lettera dalle furie rosse ( appena due reti al passivo ) che presentano in Puyol il loro baluardo, un porto sicuro.
La grinta, arricchita dal gol, con la quale ha portato sulle sue spalle la roja, consegnandole la finale, ci fa tornare alla mente la partitissima di Lilian Thuram nella semifinale di Francia 98, dove eliminò da solo la Croazia e aprì di fatto le porte al tripudio francese. Anche lui difensore, anche lui capitano.
Da un mostro sacro all’altro e per Carles non è ancora finita

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