Bar Mondiale: Il silenzio dei vincenti

Non sempre , nella vita e nello sport, parlare, voler a tutti i costi trasmettere un’immagine di sé come di unici protagonisti possibili paga. Alle volte, porsi in modo discreto, non concedere troppa pubblicità di sé e stare lontano da reclami in pompa magna, è quello che serve.
Chiedere, per credere, a Gerardo Martino, Javier Aguirre, Milovan Rajevac, Oscar Tabarez, allenatori di Paraguay, Messico, Ghana ed Uruguay, rimasti dei signor nessuno mentre altri colleghi più titolati si riempivano la bocca e vendevano illusioni, su un gradino più basso e , guarda caso, arrivati più in alto di chi ha percorso i gradoni più alti di scale altissime.
La celeste era dal 1970 che non approdava al quarto di finale di un mondiale, il Ghana rappresenta la voce e il cuore di tutta l’Africa che ha organizzato un mondiale accogliente e spera di portare Asamoah e company in semifinale. Il Paraguay è arrivata prima dove noi bravi italiani siamo arrivati ultimi e il Messico ha fatto deragliare la Francia, sensazioni e sintomi di un calcio che sta abbracciando altri lidi, non rimanendo più esclusivo trionfo e sola bellezza di chi lo ha inventato e dominato per molte generazioni.
Mentre noi ci crogiolavamo nel tappezzare i muri con la targa “Siamo i campioni del mondo“, Martino imprimeva ai suoi un sillabario di calcio veloce ed audace. Mentre Aguirre scommetteva su Giovani Dos Santos ed Hernandez, neanche quarantuno anni in due, noi mettevamo in scena, tra mille rumori, Iaquinta e Gilardino per due inizi di partita (contro Paraguay e Nuova Zelanda) uguali e svogliati.
Comunque andranno a finire i quarti, questi signori silenziosi ma, molto presenti, hanno già vinto. Alcuni anni fa andava molto il film Il Silenzio degli innocenti, in questo mondiale stiamo assistendo al Silenzio dei vincenti. E, come film, ci piace parecchio. A domani ragazzi…

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