Bar Mondiale: Cercasi emozioni vere

Quando il mondiale stava per iniziare, Alberto Parreira, allenatore dei Bafana Bafana del Sudafrica, dopo aver sentito il boato innescato dalla gioia dei numerosi tifosi accorsi davanti al centro dove si trovava e si preparava la nazionale sudafricana, non resistette a star dentro in un isolamento stile Dunga ma, uscì fuori sul balcone, salutò quei sostenitori e pianse per l’affetto che quella gente provava per loro squadra. Lacrime sincere, non programmate o artefatte con meccanismi scenici, roba vera, sentimento genuino di un allenatore che ha toccato le vette del mondo e del mondiale (sua creatura il brasile di Bebeto e Romario, campione a Usa 94 ) ma che sa ancora essere toccato dalle cose semplici e stupirsi.
Nella partita inaugurale il Brasile se la doveva giocare contro la Corea del Nord, nazionale particolare, che, mentre iniziava il suo mondiale pensava inevitabilmente alle rigide misure che impongono in patria dove, la partita contro i pentacampeao, sarebbe andata in onda solo in caso di vittoria; freddezza totale quindi. Durante l’esecuzione dell’ inno nazionale però, abbiamo visto qualcosa che non ci aspettavamo: l’attaccante Jong Tae-se, piangeva. E’ stata un’immagine forte che, per un momento, ha rotto quell’involucro perfetto di efficienza e copioni prestabiliti made in FIFA, alla base di ogni mondiale. Jong Tae-se è un attaccante bravino, milita in Giappone nel Kawasaki Frontale ed è nato il 2 marzo del 1984. Alcuni lo paragonano a Rooney; in questo mondiale non ha segnato, come l’inglese, ma ha fatto una cosa che al ricco inglese non è riuscita: ha pianto, si è commosso.
Una delle poche, forse l’unica, nota speranzosa della nostra nazionale in questa deludente avventura è impressa in un nome: Fabio e in un cognome: Quagliarella. Nei pochi minuti nei quali è stato mandato in campo, contro la Slovacchia, ha fatto bene ogni cosa: assist, gol e alla fine della partita, è scoppiato a piangere. Probabilmente se fosse stato impiegato dall’inizio noi ridevamo ma quel gesto ci consegna alla memoria un ragazzo che forse, più di tutti, sentiva il mondiale.
Il Portogallo della statua di muscoli (che neanche il David di Donatello..) Cristiano Ronaldo, esce dai giochi mondiali condannato da un golletto di David Villa. Ronaldo è una statua di marmo, ha un’espressione che non offre molte emozioni (la stessa che gli abbiamo visto addosso a Roma, lo scorso anno, dopo la finalissima di Champions, persa davanti a Messi e compani) ma che comunica un certa intolleranza per le sconfitte, un’incapacità ad uscire da un modo saccente di gestire le situazioni. Il portiere della sua nazionale, Eduardo, ci ha messo un bel po’ prima di uscire dal campo: era pieno di lacrime. Questi baldi giovani non hanno vinto nessuna coppa ma forse hanno convinto molte persone che guardano e seguono il mondiale.

Facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail

Speak Your Mind

*