Alla festa del calcio lo champagne lo offre il Barça

Messi e Xavi protagonisti nella vittoria del Barcellona sul Milan in ChampionsAlla scala del calcio, alias lo stadio Meazza di Milano, è andato in scena il calcio allo stato puro: di fronte Milan e Barcellona, cioè dieci coppe dei campioni in due con un superiorità rossonera di successi (ben 7 a 3) non sostenuta ieri sera con una superiorità sul campo dove i rossoneri di Allegri hanno a lungo subito il dominio blaugrana.
Il tabellone di San Siro, infatti, sia nel primo che nel secondo tempo, ha offerto un dato inequivocabile: il Barcellona ha vinto prima di tutto la sfida del possesso-palla: oltre il 60 per cento del possesso palla è stato nelle mani, anzi nei piedi dei ragazzi di Pep Guardiola che ci ha preso gusto a far giocare un futebol bailado, veloce, imprevedibile.
Il Meazza carico di attese per l’evento, ha riempito lo stadio in lungo e in largo, facendo registrare il pienone e grandi incassi. Alla fine i gol sono stati 5 per un 2 a 3 che non ha nessun velo polemico ma molto da insegnare e da offrire a varie analisi. Vediamone qualcuna.
Diceva Dantel’amor che muove il cielo e l’altre stelle” (nell’ultimo verso del Paradiso). Beh, cari amici di Stadio Goal questo Barcellona è un vero e proprio Paradiso del calcio moderno, dream ma anche reality team e l’Amor che move il cielo e l’altre stelle è Leo Messi che gioca a calcio in un modo semplice ma divino, facendo l’architetto, il musicista, l’artigiano e il piastrellista di una formazione irradiata dal suo immenso talento.
Leo, durante la gara ha corso poco, ha preso fiato ma quando è partito palla al piede, sono state selve oscure per l’ossatura dei Campioni d’Italia apparsi tonici ma non ancora sublimi. Il Milan, in un match deciso dalle giocate raffinate dei singoli quali Messi, Ibra, Boateng e Xavi, avrebbe avuto un gran sollievo dalla presenza nella sfida di Antonio Cassano, un mago quando c’è bisogno di un tocco di talento.
Il Barcellona ha giocato libero e disteso, i rossoneri magari ancora inviperiti per i punti sperperati a Firenze, sono entrati in campo col freno tirato, poco convinti forse perchè poco contenti.La trama iberica del tic e tac, ha, alla lunga, steso la compagine rossonera, abituata di solito a spaccare in due le partite, a far la voce grossa.
La voce grossa al contrario l’hanno usata i piccoli del Barcellona che hanno scelto San Siro come tappa di questo mese della loro tourneè intitolata “il Calcio veloce del terzo millenio“,che, sta appassionando il mondo e spopolando ai botteghini. Ad un certo punto della partita c’erano tranquilli in mezzo al campo Keita e Busquets a scambiarsi la sfera per via orizzontale, indisturbati o forse indisturbabili.
I tratti orizzontali dei tocchi blaugrana assieme alle giocate verticali formano una sorta di croce nel gioco, delizioso delle creature di Guardiola. Il Milan ha gettato il cuore oltre l’ostacolo ma, contro questa genia di squadre questo, rischia di essere il minimo. In fondo la sfida assomigliava più ad una tenzone tecnica più che ad una competizione di vita e di morte (erano già qualificate).
Le due rappresentative l’hanno onorata. Probabilmente, con un risultato da ottenere, il Milan ed Allegri avrebbero impostato la gara in un modo diverso. Tuttavia per essere fine novembre, è stato un buon Milan, l’ottimo lo aspettiamo a febbraio, quando sarà tempo di ottavi e di primi verdetti. (Luca Savarese)

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