Addio Europa, Roma già fuori. Lo Slovan segna all’83’ e va avanti

Era dal 1998 che la Roma non faceva così male in ambito europeo. I giallorossi chiudono amaramente la loro avventura in Europa League ancor prima di cominciarla veramente. Il goal di Stepanovsky, siglato all’83’, regala la qualificazione allo Slovan Bratislava di Weiss (santone del calcio slovacco e ct della nazionale ai mondiali sudafricani) e spedisce fuori dalla competizione la compagine di Luis Enrique.
A fine gara, i fischi dell’Olimpico fanno da cornice ad una notte da dimenticare. Eppure la serata era partita bene, con una squadra, quella capitolina, spigliata e incisiva dalle parti del team di Bratislava. La rete in tap-in di Perrotta (su assist da angolo di Totti) aveva impattato il risultato dell’andata e regalato grande fiducia alla compagine giallorossa.
La Roma “dei giovani” (Viviani e Caprari in campo, Verre nel finale), ma guidata in campo dal carisma e dall’esperienza di capitan Totti, proseguiva con autorevolezza e determinazione e creava parecchie occasioni per chiudere la contesa. Occasioni, però, che, per sfortuna ed imprecisione (il sinistro di Caprari, quello di Luis Angel) non si tramutavano in quella rete che avrebbe avvicinato l’undici di Luis Enrique alla qualificazione.
Ad un quarto d’ora dalla fine, poi, la sostituzione inspiegabile di Totti (dentro un evanescente Okaka), che scende negli spogliatoi senza neanche guardare in faccia il mister. La decione di Luis Enrique, oltre a ricevere una salve di fischi da parte del popolo romanista, costituiva anche il punto di svolta dell’incontro. La Roma si smarriva e gli slovacchi ne approfittavano per piazzare la zampata decisiva, con il neoentrato Stepanovsky. Un incubo mai voluto ma terribilmente reale.
Pasticcio di Cassetti (tra i migliori insieme a Burdisso) e stoccata micidiale, e vincente, all’altezza del dischetto, del giocatore di Weiss, che non lasciava a scampo a Stekelenburg. Roma colpita, e affondata, poiche segnare due goals in sei minuti era ormai un’impresa sostanzialmente impossibile.
Al fischio finale dell’arbitro turco, mentre i giocatori slovacchi lanciano in aria il loro allenatore, Luis Enrique veniva contestato alla prima uscita nel suo stadio dalla gente che avrebbe voluto conquistare. L’asturiano, senza concedersi ai microfoni, se ne va mestamente nel tunnel, senza seguire la squadra negli spogliatoi. E’ l’immagine di un futuro che non si presenta particolarmente radioso per la società di Tom di Benedetto, il quale in tribuna sperava di vedere tutt’altro epilogo in quest’esordio casalingo.
Invece il playoff casalingo finisce 1 a 1 e così l’Europa League se ne va prima ancora di nascere. Con l’Europa si perdono 4 milioni per l’accesso alla fase a gironi e soprattutto si perde ancora più la fiducia in questo progetto, a pochi giorni dall’inizio del campionato. Luis Enrique è già sotto processo, sarà giustiziato o riuscirà a conquistare la clemenza della corte?

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