A Marassi vincono gli Usa. Dempsey firma il primo storico successo sull’Italia

Dempsey sigla il primo successo degli Usa sull'ItaliaGli Stati Uniti, allenati da Jurgen Klinsmann, vecchia conoscenza del calcio italiano, trovano a Marassi, al termine della gara amichevole andata in scena ieri sera, la prima storica vittoria sull’Italia. Il successo arriva grazie ad un gol di Dempsey, centrocampista che milita nella Premier league con i londinesi del Fulham.
Cristoforo Colombo ha scoperto l’America, i boys di Jurgen ieri sera hanno scoperto la gioia di questa storica vittoria e noi scopriamo che, a quest’Italia, le amichevoli non stanno tanto simpatiche, infatti prima del ko contro gli States ci sono state altre tre sconfitte.
Sono dati e vanno presi con le pinze ma occhio a non giudicare tutto troppo in fretta: non perchè abbiamo perso le ultime due sfide contro l’Uruguay e la nazionale a stelle e strisce si perdono i benefici e la fiducia che gli azzurri avevano guadagnato fin qui. Andiamo piano. I giudizi, veri ed insindacabili, s’imbastiranno dal 9 giugno in poi quando tutto avrà inizio in terra polacca e ucraina.
Indubbiamente dispiace aver perso l’ultimo test prima della rassegna europea ma star lì a misurare errori presenti e a prevedere nefandezze future non serve a nulla. L’Italia è un cantiere aperto e, come per gli stadi nuovi, le cose si vedono a lavori fatti.
Illuminante in questo senso la conferenza di Cesare Prandelli che, com’è nelle sue corde, si mostra calmo e sereno, per nulla marmoreo, ma anzi si scorge nelle sue parole una sana dialettica tra lui e i suoi ragazzi. Dice che, giocare ogni tre mesi è poco per creare qualcosa di continuativo. Ammette che il primo tempo è stato giocato sotto ritmo e che, negli ultimi minuti del secondo tempo, si sono viste quella velocità e quella intensità necessarie per cercare il pari.
Certo, le auspicherebbe magari dall’inizio ma, spiega, che a maggio l’Italia sarà pronta, anche nelle scelte. A proposito di scelte, quella di rinforzare l’attacco con un tipetto come Fabio Borini non è dispiaciuta al tecnico di Orzinuovi che ne ha apprezzato la profondità d’azione e la generosità.
E’ nel complesso questa, una nazionale che nel reparto offensivo,è stata costretta a ridisegnare la tattica perchè, come spiega il ct, con Cassano e Rossi si faceva un tipo di gioco che appoggiava nel breve sugli esterni, trama che ieri sera si è cercato di riproporre con il duo Ma-Gi (MatriGiovinco), tandem non ancora conosciuto dal centrocampo che non ha saputo individuare quale intesa fosse percepita meglio dall’inedito duo di punte.
Ora agiamo cum grano salis, non lasciandoci andare ai soliti tristi complessi d’inferiorità e di paure che fermano sul nascere le vivaci speranze azzurre. Ci ricordiamo com’era la nazionale quando Cesare la prese dopo la débacle sudafricana? Malata.
Prandelli avrà pur perso quattro amichevoli ma ci sono delle realtà sotto gli occhi di tutti che sono da ascrivere solo al lavoro del tecnico bresciano: la qualificazione con largo anticipo alla rassegna europea, la nuova identità data al gruppo, una personalità, una freschezza, un nuovo modo di proporsi che le ha restituito l’appeal, perso sotto le macerie sudafricane.
Insomma, non è più nè l’Italia sbronza e apatica di Donadoni, nè la squadra presuntuosa e senza attributi del Lippi bis. Ieri gli azzurri hanno presentato la nuova casacca, bianca, quella che, assieme alla tradizionale divisa azzurra, ci accompagnerà a Danzica e dintorni.
La vera novità però è proprio Cesare Prandelli, di felpa e di cappotto, come a dire “ragazzi son con voi, in mezzo a voi, ma, cercate di non sgarrare su questioni a me care”. E non chiamiamola severità, per favore. Signor Balotelli, eviti per tre mesi i suoi colpi da star e alleni i colpi di testa, potranno tornar utili. Cesare in fondo è un papà, non facciamolo passare come un mostro. Cogliamo l’occasione per dirgli un grande grazie. Ora preparatevi al meglio azzurri ma con serenità. (Luca Savarese)

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