A che gioco giochiamo? Il terremoto del calcioscommesse e il proclama di Monti

Fa decisamente discutere la frase, lapidaria ed inquietante, che ha detto il premier Mario Monti dopo l’ennesimo polverone dell’ennesimo caso di calcio scommesse: “Sarebbe bene per il calcio che si smettesse per due, tre anni”.
Al di là del fatto che il nostro Mario non ha dimostrato proprio una visione da tifoso appassionato del pallone, che una sentenza così dura non la esprimerebbe nemmeno sotto tortura, va preso in considerazione un dato che è sotto gli occhi di tutti: il calcio ha deragliato ancora e quel treno, partito tanti anni fa oltremanica per divertire, sta subendo scossoni che ne minano sempre di più la sicurezza e la credibilità.
La natura di ludus, di gioco, ha preso, in certi suoi protagonisti, l’orrenda tangenziale del morbo e molti dei suoi adepti storici hanno salutato baracca e burattini ed hanno messo la passione al chiodo. Perchè arrivare a tutto questo? Perchè il calcio ha ceduto la sua essenza ludica ad un organigramma aziendale e, le aziende, respirano solo con dei gran bei soldoni.
Sacra fames auri la chiama Virgilio nell’Eneide, cioè sacra fame dell’oro, del soldo che più ne ho e più sento una fame verso di esso, quasi inestinguibile, che si consuma solo nel possederne di più, ancora. Dal momento che questo meccanismo è entrato nel calcio, il pallone ha cominciato a sgonfiarsi e ad infiacchirsi. Agonizzante ha affrontato la battaglia di calciopoli e ne è uscito vittorioso. Poi sembrava quasi guarito ed ecco la ricaduta e scommesse indecenti e deficienti pronte a dargli un’altra batosta. Va bene che è di cuoio però non lo possiamo più logorare così, perchè forse non lo avremo più, e non per due o tre anni ma, per sempre.
Tuttavia portiamo nel cuore una certezza che è poi anche una domanda: ma il calcio non è nato come un gioco? Dalle incursioni della polizia nelle case di alcuni giocatori e a Coverciano e, dai sempre più numerosi PM al seguito della vorticosa indagine, altro che gioco. De Coubertin diceva, riadattando il pensiero di un vescovo americano, che l’importante è partecipare. Oggi per molti nostri beniamini, avvicinatisi a gentaglia losca, l’importante sembra essere truccare. (Luca Savarese)

Facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail

Speak Your Mind

*